La Grecia Ionica
Quante sono le isole che si trovano lungo la costa ovest della Grecia? Non tante a dire il vero, ma sono tutte molto famose, e non solo come mete turistiche, quanto piuttosto come isole ricche di storia e cariche di fascino. A partire da Itaca, forse l'isola più conosciuta al mondo, almeno al nostro mondo occidentale.
Lasciate le bellissime acque di Erikoussa siamo entrati a Gouvia, il marina più grande di Corfù, anonimo e bruttissimo per i nostri gusti, splendido ed eccezionale per chi ama i ristoranti dentro i marina, i negozi, la piscina, i piano bar e tutte quelle altre cose che trasformano un "porto" in una nave da crociera. Purtroppo non c'era posto nel nostro Mandraki Yachts Club, nel cuore di Corfù, semplice e spartano ma con tutto il necessario per normali diportisti, e quindi non avevamo altra scelta che fermarci qui per imbarcare i nostri amici in arrivo da Amburgo.
Per le prossime due settimane navigheremo verso le isole a sud di Corfù, non in linea retta ma facendo una specie di anello, passando prima dalla costa dell'Epiro. Non era il programma originale, ma il meteo un po' avverso ci consiglia di stare più sulla costa est, al riparo del maestrale "eccessivo" di questi giorni. E così la nostra prima tappa diventa Parga, cittadina turistica molto carina (e molto frequentata) ma priva di un porto propriamente detto. Ci si ferma nella baia subito a ovest della città, davanti a una grande spiaggia super attrezzata con addirittura un servizio di taxi boat che trasportano i bagnanti da una parte all'altra. Servizio che viene usato anche dagli equipaggi delle tantissime barche alla fonda per andare al ristorante la sera.
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Noi non andiamo al ristorante, ceniamo in barca, ma il giorno dopo vogliamo vedere cosa c'è di bello a Parga, e grazie all'indispensabile Iv, il nostro dinghi, con un paio di viaggi siamo in spiaggia, e da lì con una salita ripida raggiungiamo le prime case del paese e, superata la Fortezza veneziana, ci perdiamo fra le stradine piene di negozi e bar fino ad arrivare alla piazza principale, di nuovo sul mare, dall'altro lato dello sperone roccioso. Paccottiglia per turisti ce n'è, ma meno che da altre parti, qualche negozio interessante, e un bar molto carino che vende anche vestiti usati. Strana accoppiata, ma come si dice, ci sta!
Il mare a Parga non è un gran che, troppa ressa per avere quell'acqua trasparente che si cerca sempre in una vacanze al mare. Salpiamo la nostra ancora e puntiamo ad una baia meno affollata. Passeremo qui la notte, aspettando che vada via l'ultimo temporale di questa settimana, poi dirigeremo la prua verso Preveza, dove imbarcheremo Marilena, trattenuta a Bari per problemi personali.
Preveza
Alle sei del mattino il cielo è ancora scuro. Scuro di nuvole nere e dense. Lasciamo la baia sperando che le previsioni non siamo errate. Dovremmo avere poco vento da ovest e il mare calmo, ma i lampi e i tuoni che sentiamo e vediamo in mare aperto e verso Lefkada, non ci fanno stare troppo tranquilli. Fa freddo, io ho la cerata invernale, Matt due giubbotti uno sull'altro. Tom e Sophia dormono, Lella si è svegliata da poco e prepara il caffè sottocoperta. Il sole è sorto di sicuro, ma non lo vediamo. Al suo posto ci sono continui scrosci di pioggia che si alternano a pause anche lunghe. Matt conta i secondi che passano dal lampo al tuono, per stimare la distanza del temporale; cinque... dieci... venti... trenta... quaranta... dovrebbe essere molto lontano, ma chissà quanto è veloce. Incrociamo una barca a vela che va a nord, sembrerebbe una scelta sbagliata, ma è quella giusta, perché a nord il cielo è sgombro di nuvole e si vede già il sereno. Noi continuiamo la nostra marcia verso sud, poche miglia ancora e saremo all'ingresso del canale che porta alla città di Preveza. Nel Marina non c'è posto, così ci hanno detto quando abbiamo cercato di prenotare, non ci resta che sperare in un posto alla banchina pubblica.
Anni fa questa banchina era disponibile per i diportisti, che potevano mettersi qui usando l'ancora e un paio di cime per legarsi a terra, così come in tanti porti pubblici greci. Oggi questa banchina è stata data in concessione alle varie compagnie di charter - i noleggiatori di barche settimanali per intenderci - per cui se si arriva qui il fine settimana non c'è modo di fermarsi in città e bisogna andare in baia, posto un po' più scomodo e lontano. Oggi è venerdì, il divieto di sosta inizia alle 13 e se abbiamo fortuna possiamo riuscire a fare la spesa e anche imbarcare Marilena, in arrivo con il bus da Igoumenitsa. Miracolosamente gli orari si incastrano alla perfezione, e nuovamente tutti a bordo lasciamo la città, anche se a malincuore, e andiamo all'ancora. Il cielo è ancora coperto e il vento che arriva da ovest peggiora le cose. L'ennesima scarica d'acqua ci prende in pieno, la catena è tesa e la barca saltella sull'onda ripida che si è subito formata. Passerà, e passerà anche la notte, domani si va a Lefkas!
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| Sophia al timone |
Mare dentro
Fra l'isola di Lefkas, Cefalonia, Zakintos, il nord del Peloponneso e la costa est della Grecia c'è un tratto di mare molto ben protetto dal maestrale che soffia sullo Ionio meridionale, ed è pieno di isole e isolette. Questo bacino è da molti definito il paradiso dei velisti, e a buona ragione. Per entrarci si deve attendere l'apertura del ponte di Santa Manza, accanto alla città di Lefkas, e percorrere il lungo canale (scavato dai Corinzi nel VII secolo a.C.) fra le acque basse che si estendono per alcune miglia verso sud. Sparti, Skorpio, Meganisi, Atokos, Kalamos, Kastos, Itaca, a vederle da lontano, una dietro l'altra, appaiono come una catena montuosa che circonda un lago. Apriamo le vele e navighiamo tutto il pomeriggio per raggiungere la baia di Elia, sulla costa est di Meganisi. Attorno a noi tante altre barche, quasi tutte a vela e quasi tutte con le vele aperte. Chi va a nord, di bolina, e chi va a sud, al lasco, tutti navighiamo nel silenzio del vento, facendo un bordo dietro l'altro fino alla propria meta. La nostra baia è un po' affollata, ma solo di bagnanti giornalieri che stanno per andar via, lasciando libero molto spazio per ormeggiare calando l'ancora e fermando la barca con due cime legate agli scogli. Dormiremo qui stanotte, lontano dalle luci delle città e sotto il cielo stellato di Meganisi.
Splash! Le braccia tese davanti alla testa bucano la superficie del mare, le gambe sollevano qualche spruzzo, sento il piacevole brivido dell'acqua fresca che scorre lungo la schiena, poi sulla pancia, sulle cosce, faccio una mezza giravolta e riemergo. Una breve nuotata per raggiungere la spiaggia vicina e mi sdraio sulla sabbia a guardare Eleftheria sospesa in questa acqua trasparente. Il rito del tuffo prima di colazione è stato rispettato anche oggi, possiamo togliere l'ancora e andare a Itaca.
Nella baia di Vathi a Itaca non ci sono molte barche alla fonda, e nemmeno in banchina. Oggi è domenica e i charter che arrivano da Lefkas o da Preveza non hanno ancora invaso ogni centimetro di ormeggio disponibile. Di solito lunedì e martedì sono i giorni peggiori, perché sono già tutti in mare e perché alla fin fine la città con i suoi ristoranti e i negozi per lo shopping attira sempre.
Ci fermiamo in banchina accanto alla colonnina distributrice di acqua e luce. Nel pomeriggio passerà l'addetto alle riscossioni portuali e compreremo da lui anche la card per questi servizi. In realtà di luce non ne abbiamo bisogno - a quella ci pensano i pannelli solari - ma l'acqua è agli sgoccioli, e poi dobbiamo dare una lavata anche alla barca, che dopo una settimana di mare è piena di sale dappertutto. Per intanto andiamo a Dexa, la spiaggia con gli ulivi e i pini che fanno ombra.
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| Pesce scorpione a Antipaxos |









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