03 – Le isole Diapontine
Navigare è bello. Quando il mare è calmo e il vento soffia leggero e gentile diventa anche una goduria. Si aprono le vele, si regola la giusta tensione delle scotte, ci si rilassa guardando l’orizzonte mentre la barca va. Non capita quasi mai questa situazione, a meno che non si faccia una veleggiata di qualche ora davanti al porto, e allora si va dove ti porta il vento e si torna in banchina in giornata. Ma quando si viaggia e si hanno delle mete lontane allora tutto cambia, e navigare può diventare faticoso, impegnativo e a volte molto stressante. C’è una cosa però che nei lunghi viaggi resta meravigliosa e che mi mancherà quando non andrò più per mare, ed è navigare di notte.
Negli anni, di navigazioni notturne ne ho fatte tante, su altre barche e soprattutto su Eleftheria. A volte si fanno per necessità, perché non c’è nessuna meta intermedia dove sostare per la notte, come ad esempio quando attraversiamo l’Adriatico per andare dalla costa romagnola alla Croazia; altre volte per scelta, come quando partiamo da Ravenna puntando direttamente su Termoli perché non abbiamo voglia di fermarci prima, trentasei ore filate di viaggio! E altre volte ancora perché abbiamo scelto una meta lontana per la crociera estiva e i giorni di ferie disponibili non sono molti, come succedeva nei primi anni in cui avevamo Eleftheria, quando andavamo in Salento o a Corfù. Ed è sempre stata una magia navigare con Il carro sopra la testa, cercare la stella polare, le costellazioni dello zodiaco, che tutti conoscono per nome ma nessuno sa mai dove sono, lassù nella volta celeste.
14 luglio, da Budva a Othonoi
Il sole si avvicina all’orizzonte, cambia colore, diventa sempre più grande, poi velocemente si spegne, finendo dietro un filo di nuvole o al di là della terra lontana. L’aria rinfresca, ci si riveste, ci si prepara per la notte. Delle 150 miglia che separano Budva, in Montenegro, da Othonoi in Grecia, ne abbiamo fatte quasi la metà. Per tutta la mattina e il pomeriggio abbiamo goduto di un vento da nord-ovest che ci ha fatto correre, pur avendo solo la vela di prua aperta. Ora è cessato del tutto, ed è rimasta solo l’onda che sposta continuamente la poppa della barca da una parte all’altra, costringendoci a stare sempre al timone per correggere la rotta. Non è ancora buio e le montagne sulla costa albanese alla nostra sinistra sono ben visibili. Siamo al traverso di Durres (Durazzo). Una grande nave uscita dal suo porto e diretta probabilmente in Italia passa non molto lontano, alle nostre spalle. Incrociamo un piccolo peschereccio che avanza piano piano facendo un gran fumo nero; lo scafo è quasi privo di vernice e tutto arrugginito, nessuna rete in acqua e non vediamo nemmeno nessuno a bordo che lavora, sembra una nave fantasma. Qualche miglio più in là una barca a vela che va a nord, poi cala la notte.
Lentamente il cielo si riempie di stelle; appare la via lattea, il carro dell’orsa maggiore e quello dell’orsa minore con la stella polare in cima.
È ormai notte fonda, siamo di fronte a Valona, e fa un freddo quasi invernale. Lella riposa sul divano in dinette, io cerco di stare sveglio ma mi si chiudono gli occhi. Per fortuna ho il timer del telefono che suona ogni 15 minuti, ad evitare pesanti e pericolosi colpi di sonno. Ancora poche ore e poi sarà giorno. Lungo questa tratta non abbiamo visto nessun delfino, nessuna tartaruga; nemmeno gabbiani e diomedee, che invece è molto facile incontrare mentre riposano a gruppetti sull’acqua o mentre perlustrano il mare per pescare. Unica sorpresa è stato un piccolo e velocissimo pesce volante che è passato radente sulla superfice del mare proprio davanti alla prua di Eleftheria.
A meno di un miglio dalla costa di Othonoi torna il collegamento internet. È Lella ad informarmi, con una voce contenta come se avesse vinto alla lotteria.
- Arrivano i “bip” di CoopVoce! Anche WhatsApp!
Controlliamo subito le previsioni meteo, perché non andremo in un porto ma resteremo in baia, ad Ammos. Nessun cambiamento in vista, poco vento da nord e niente onda. Meglio così.
La piccola baia del paese di Ammos, con la spiaggia sul fondo e un modesto frangiflutti a proteggerla, ha un’acqua cristallina di assoluta bellezza, merito della sabbia bianca e delle rocce calcaree di cui è fatta l’isola. Poche barche alla fonda per il momento, ma da qui a stasera aumenteranno di sicuro. Mettiamo in acqua “Iv”, il nostro tender, per poter scendere a terra, ma non lo facciamo subito. Mi stendo “un attimo” in pozzetto e due minuti dopo dormo come un ghiro!
16 luglio, Othonoi
Anche oggi il rito del bagno in mare prima di colazione viene rispettato, facendo slalom fra le tante barche che ormai affollano questo piccolo specchio d’acqua. Andiamo a fare snorkeling attorno alle rocce a est del paese facendo conoscenza con qualche bel sarago di grandi dimensioni e una insolita coppia formata da una sogliola e una seppiolina che si fronteggiano sul fondo sabbioso, avanzando e ritirandosi alternativamente.
Lasciamo gli abitanti del mare a gestire le loro lotte, e a bordo di Iv - il nostro tender - raggiungiamo il molo di cemento sull’altro lato della baietta. Ci fermiamo legandoci all’anello di ferro, aiutati da un signore che ci chiede se abbiamo a bordo una bombola da sub. Ha l’àncora impigliata a otto metri di profondità, forse sotto uno scoglio, e non riesce in apnea a liberarla. Ci dispiace ma non siamo attrezzati, gli dico, e riflettendoci dopo, ho pensato che una minima attrezzatura da immersione in barca ci vorrebbe, per risolvere situazioni come questa senza dover chiamare un sub, che magari non si trova nemmeno.
Le poche case che costituiscono il paese sono disposte sul lungomare che porta al porto principale, dove si ferma il traghetto di linea Corfù-Erikoussa-Othonoi. Il Port Authority è proprio alla radice del molo e alla sua sinistra un negozio “vendo tutto” e un bar ristorante.
Al negoziovendotutto prendiamo delle uova, del pane, ma soprattutto un meraviglioso tzatziki e uno yogurt fatto dalla stessa proprietaria. Buonissimi entrambi. Rientriamo in barca mentre in baia cominciano le grandi manovre del “cambio turno”, con le barche che hanno passato la notte lì che vanno via, altre che si spostano di qualche decina di metri per ancorare in uno spazio migliore, e altre che arrivano per fermarsi a loro volta per il giorno e per la notte.
Erikoussa
Windy, la nostra app per le previsioni meteo, dice che i prossimi due giorni saranno molto ventosi, con maestrale fino a 20-25 nodi. E dice anche che ad Erikoussa, la seconda delle tre Diapontine, il vento è meno forte rispetto a qui. La grande baia sabbiosa di fronte all’abitato di Erikoussa è grande e può ospitare tante barche, e ce ne sono già parecchie quando ci arriviamo. Lo spazio c’è, è vero, ma quando c’è tanto vento tutti tendono a mettere in acqua decine di metri di catena e quindi questo spazio si riduce, se non si vuole rischiare di finire sopra le catene e le ancore degli altri. Per ben due volte dobbiamo cambiare ancoraggio, l’ultimo per non aver calcolato che un grosso catamarano di Hamburg, da cui eravamo molto lontani in apparenza, aveva dato sul fondo una quantità spropositata di metri di catena e quando il vento ha cambiato direzione ce lo siamo trovati addosso!!
È molto diversa quest’isola, non solo geologicamente – niente calcari qui – ma anche per come sono costruiti i centri abitati. Ce ne sono ben sei, piccoli e discreti, con le case sparse sulla collina e sempre circondate da alberi e siepi. I cartelli di “vendita case vecchie e terreno” sono un po’ ovunque e nel nostro giro a piedi sulle strade alte dell’isola abbiamo visto tanti muratori al lavoro su altrettante case in costruzione. Anche le strade sono strane, niente asfalto, se non in minima parte, ma fatte con colate di cemento, soprattutto sui tornanti ripidi. In spiaggia pochi ombrelloni e poche persone, a prendere il sole o a fare il bagno; niente musica ad alto volume, anzi niente musica del tutto, con grande gaudio di chi come noi non sopporta più la musica dappertutto.
Acqua cristallina anche qui, ma mossa per via del vento e quindi il bagno è stato un po’ meno piacevole. Veramente spiacevole invece è stata l’umidità notturna, soprattutto quando il vento è calato e fuori e dentro la barca si è depositata una vera pioggia di “brina salata”, che non ha risparmiato nemmeno le lenzuola nel letto, non so come abbia fatto!
Mathraki
La terza isola Diapontina è Mathraki. Più piccole delle altre, stretta e lunga, senza baie dove ripararsi, e quindi da visitare solo con venti da ovest o meglio ancora senza vento. Dista appena 7 miglia da Erikoussa, e sfruttando il pochissimo vento che c’è ci arriviamo navigando quasi interamente a vela. Il portolano indica la presenza di scogli appuntiti a pelo d’acqua e anche semi sommersi, pericolosissimi se la visibilità non è buona. Ci teniamo lontani dalla costa, in acque profonde e ci avviciniamo solo quando si vede perfettamente la striscia di sabbia dove calare l’àncora. Questa è l’acqua più bella che abbiamo visto finora, da far invidia alla rinomata spiaggia di Vatoumi, ad Antipaxos, detta anche Emerald Bay. Bagno immediato, nuotata fino alla spiaggia, poi ritorno in barca, per stendersi al sole ad asciugarsi e per leggere qualche pagina dei nostri rispettivi libri. Così per tutto il giorno fino ad ora di cena. Non mi sono mai sentito così bene a non far nulla!
Domenica 19 luglio
Sono stato sveglio fino alle 2 di notte per vedere l’incredibile partita Francia-Inghilterra dei mondiali. Pur nel minuscolo schermo del telefono ho potuto apprezzare questo pazzesco risultato che tutti i giornali stamattina avranno sicuramente titolato con “tennistico”; 6 a 4 per l’Inghilterra! Io tenevo per la Francia, e mi è dispiaciuto un po’. Non riuscendo a prender subito sonno, esco in pozzetto e mi ritrovo avvolto nella nebbia! L’isola si vede appena, si distinguono le luci dei lampioni lungo l’unica strada che va da un capo all’altro e poco più. Nemmeno le luci di ingresso del porto, anche se sono solo a non più di trecento metri da noi. Anche Lella viene fuori a vedere la scena, incredula anche lei per questo inaspettato clima. A dire il vero da queste parti non è rara la nebbia, già altre due volte c’era capitato di incontrarla, ma in mare fa sempre un certo effetto, e mette anche un certa tensione.
Quando ci svegliamo, la mattina tardi, c’è ancora, ma si sta già diradando. Salpiamo l’ancora e andiamo a Corfù, nella baia di Lipiadhes, meglio conosciuta come Palaiokastritsa. Si naviga immersi nella nebbia, senza vento, l’acqua liscia come l’olio. Spero di non incontrare nessuna barca, e nessun traghetto, sarebbe un vero problema. Ho preso il corno da nebbia, e provo anche a soffiarci dentro per segnalare la nostra presenza ad eventuali, invisibili natanti, ma mi sento molto ridicolo e non solo per il suono da trombetta da circo che questo corno in plastica emette. Due ore di “biancore” e poi sopra la nebbia spuntano le cime delle alte pareti dell’Ormos Lipiadhes. Ci infiliamo nella nebbia fitta, guidati dalla carta nautica, timorosi e con gli occhi sgranati, ma nel giro di pochi minuti, quasi all’improvviso, la nebbia sparisce. Che liberazione, possiamo ancorare di fronte alla spiaggia che avevamo già scelto e fermarci per un’altra giornata di bagni e di lettura, turisti permettendo, perché oggi è domenica e siamo a Corfù!
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