02- Montenegro

 


 Luglio 2026, Montenegro
 
Non siamo mai stati in Montenegro. Non ci siamo mai stati in barca. Quando ancora esisteva la Repubblica Jugoslava ricordo che facemmo un lungo viaggio in macchina lungo tutta la costa, da Trieste fino a Ulcinj. Ma il Montenegro allora non era altro che una parte della Jugoslavia, e così come non facevo caso al fatto di essere in Croazia quando ero a Zara o a Dubrovnik, alla stessa maniera non pensavamo di essere in Montenegro a Titograd o a Ulcinj. Erano gli anni ‘80, e il mondo era veramente molto diverso da quello di oggi. Non ricordo nemmeno quale fosse la moneta ufficiale della Jugoslavia, ma non posso dimenticare i campeggi naturisti, quasi una novità per noi, e il fascino di Sarajevo, mezzo musulmana e mezzo cristiana, o della Neretva, il fiume dall’acqua celeste. E nemmeno la bellezza di Mostar, la piccola cittadina diventata tristemente famosa per la storia del suo ponte e dei suoi eccidi.
Tutto questo fa parte della storia, della nostra storia di europei, con le nostre miserie e le nostre nobiltà.
Ma Montenegro oggi vuol dire soprattutto Bocche di Cattaro, almeno per chi naviga da diporto nel Mediterraneo e in particolare nell’Adriatico. A Ravenna, nel pontile dove d’inverno Eleftheria riposa, ogni tanto abbiamo parlato di Montenegro con gli altri diportisti. Mi sembra che nessuno ci sia stato, anche se tutti sono interessati ad andarci. La Croazia è di gran lunga la meta più gettonata, anche la più semplice per chi ha due o tre settimane di ferie all’anno, anche se a ben vedere il Montenegro non è poi così lontano. Certo bisogna farsi 200 miglia fino a Vieste e poi altre 100 per arrivarci, ma è un viaggio che vale proprio la pena di affrontare.
 
Siamo a Termoli da due giorni. Ci stiamo riposando in attesa che arrivi Siria a completare l’equipaggio prima di salpare verso Est. Il tempo non è dei migliori, c’è un gran vento di maestrale, e anche se non piove non è che si possa fare granchè al mare. In spiaggia non si sta e Termoli ormai la conosciamo come le nostre tasche, non c’è molto più da scoprire. Andiamo ad esplorare i dintorni, e lo facciamo noleggiando una macchina. Saremmo tentati di prendere uno scooter, come abbiamo fatto altre volte nelle isole greche, ma ci sembra più saggio essere riparati dentro un’automobile, troppo traffico nelle nostre strade e troppo indisciplinati gli italiani per guidare in sicurezza su due ruote.
San Severo, Lucera, Troia, le città del Tavoliere delle Puglie, mai viste prima, come non ho mai visto questi territori, questa grande pianura del sud Italia, seconda per estensione solo alla Pianura Padana. Che poi non è che sia esattamente una piatta pianura, tutt’altro. Il Tavoliere è un territorio in parte collinare, e le sue città sorgono esattamente sulle sommità di queste colline, a 300 o anche 500 metri di altitudine. Le pale eoliche in funzione, qua c’è sempre vento, orlano i crinali delle basse colline e sono a decine, di diverse dimensioni e forme; alcune sembrano nuove, di ultima generazione, altre invece appaiono vecchie e prossime al “fine vita”. I campi sembrano senza fine, grandi estensioni a perdita d’occhio, senza alberi o costruzioni a interrompere lo sguardo. Nessuna casa colonica, nessun borgo, pare di essere nelle grandi pianure americane del Midwest.
 
Domenica, 5 luglio, Vieste
 
Vento al traverso, onda sostenuta ma sopportabile, si va a vela e si viaggia a 6 kts. Le onde più alte fanno girare la poppa verso terra, e il timone diventa più duro. Occorre prendere il ritmo ma dopo un po’ si riesce a governare bene e a viaggiare in linea retta. Per Vieste sono poco meno di 60 miglia, si fanno in giornata e se il vento cala accenderemo un po’ il motore per compensare.
Ci alterniamo al timone per non affaticare inutilmente il pilota automatico. Non è che si affatichi nel vero senso del termine, visto che è pur sempre solo una “macchina”, ma non essendo in grado di anticipare l’arrivo delle onde, il timone, cigolando, reagisce in un secondo momento e quindi la barca cammina a zig-zag, cosa che rende fastidiosa la navigazione.
Come sempre chi non timona passa il tempo leggendo, prendendo il sole o chiacchierando con il timoniere. 
Nel primo pomeriggio cala il vento, cala l’onda, si va a motore. Le ultime ore prima di raggiungere Vieste sono lunghe da passare. Quando entriamo nell’avanporto però il vento è tornato a soffiare, proprio nel momento peggiore, quando cioè si deve manovrare in posti stretti per ormeggiare. Devo rifare la manovra un paio di volte, aiutato dal marinaio sul pontile e dagli altri diportisti che, un po’ per solidarietà marinaresca e un po’ per timore che possa arrecare danni alle loro barche, mi danno una mano a fermarmi.
Sono già stato in questo pontile, quattro anni fa, e non è cambiato nulla da allora: i bagni sono ricavati accanto ad un ristorante, ce ne sono solo due, uno per i maschietti e uno per le signorine; l’acqua è fredda, a meno di non mettere 1€ nella macchinetta, e la luce è regolata da una fotocellula che ogni trenta secondi circa si spegne. Anche qui sembra un “ritorno a casa”.
 
 
6 luglio, lunedì – Verso il Montenegro
 
Le Bocche di Cattaro (Boka Kotor) sono a più di cento miglia da Vieste. Per arrivarci bisogna fare una notte intera di navigazione ma non è necessario partire molto presto al mattino. Ci svegliamo con calma, facciamo un giretto per la città, colazione al bar e verso mezzogiorno lasciamo l’ormeggio uscendo dal lato nord del molo. La rotta fatta sulle carte nautiche ci dice di mettere la prua a 75° nord, ma stiamo andando a vela e quindi ci tocca aggiungere ben 10° per compensare lo scarroccio. Non sappiamo quanto durerà questo vento da sud, ma per il momento ce lo godiamo tutto e veleggiamo immersi nel suono del vento e del mare.
Ci alterniamo al timone, come sempre, anche se di bolina non ci sarebbero problemi ad usare il pilota automatico. Io nei miei turni di riposo mi stendo in coperta a prua e mi prendo beatamente il sole, con il venticello che mi rinfresca. Ogni tanto tiro su la testa per vedere se ci sono delfini o tartarughe da avvistare, ma oggi il mare è più deserto del solito.
A circa 50 miglia dalla costa italiana c’è il passaggio di confine tra Italia e Croazia. Tre pescherecci, quasi sicuramente croati, stazionano esattamente su questa linea, facendo le loro operazioni di pesca. Vado sottocoperta a prendere la bandiera croata di cortesia, per sostituire quella italiana che oramai non serve più. Non so se le autorità marittime guardano a queste cose e non so nemmeno se è corretto fare come sto facendo io, ma ho sempre fatto così, più per abitudine che per precisa conoscenza delle leggi in materia di bandiere da esporre.
Arriva la notte e tutto intorno si fa scuro. La luna non è ancora sorta, la costa croata e quella italiana sono troppo lontane e non ci sono nemmeno tante navi in mare. Buio pesto. L’unica luce che c’è la facciamo noi, e non va oltre un metro attorno alla barca. È anche tornato il vento, questa volta da nord, e ne ho approfittato per aprire anche la vela di prua. Siamo di nuovo oltre i 6,5 kts e bisogna tornare a timonare. Facciamo turni più brevi, ora siamo in due in pozzetto, Siria ha terminato il suo turno e dorme in cabina, Lella al timone lotta con le onde, che si sono fatte molto più aggressive e alte; io guardo le vele, ma soprattutto le stelle, steso a pancia in su in pozzetto e con la faccia rivolta al cielo. Siamo più vicini alla costa e incrociamo altre navi, soprattutto navi da crociera.
Alle 4,30 del mattino il cielo comincia a schiarire. Alle 5,30 è già giorno. Le alte montagne di Cattaro sono ben visibili davanti a noi. Mancano tre ore all’ingresso delle Bocche e vento e mare tornano a calmarsi. 
 
7 luglio, martedì - Boka Kotor
 
Una fortificazione militare, alta e massiccia, ricopre la punta del costone roccioso che difende le Bocche da est. Ci passiamo abbastanza vicino da fotografarlo in sicurezza. Poche miglia ancora a siamo a Zelenika, il primo dei porti dove è possibile fare i documenti di ingresso in Montenegro. Accostiamo ad un banchina molto alta con grossi parabordi neri che macchiano subito tutto lo scafo, nonostante avessimo cercato di fare più attenzione possibile. Con in mano i documenti della barca e i passaporti della “crew” mi dirigo al posto di polizia, un piccolo container di colore blu dentro il quale un poliziotto prima controlla i passaporti e poi mi indirizza alla capitaneria. Devo fare la cosiddetta “vignetta”, ovvero registrare la barca e l’equipaggio e pagare la tassa di soggiorno. Per una settimana il costo è di 23 €, temevo peggio. Finite le pratiche, timbrati i passaporti, siamo ufficialmente turisti in Montenegro. Cerchiamo un posto dove fermarci a riposare, e dopo un primo tentativo fallito (no anchor, anche se sulla carta nautica c’era scritto il contrario) andiamo ad ormeggiare alla Stevi Marko, su suggerimento di un cordiale montenegrino che si è accostato alla nostra barca a bordo del suo gommone. Fondo di sabbia, acqua pulita anche se non trasparente, tante barche attorno, ma solo di giorno; come sempre quando cala il sole restiamo in pochi, è la legge non scritta degli ancoraggi liberi.
C’è un silenzio che non mi aspettavo. Le montagne attorno a noi si sono lentamente riempite di luci, le luci delle case e delle strade di tutti i piccoli borghi che sorgono sulle rive di questo strano “lago marino”. Non ho mai visto un simile paesaggio, e so già che il Montenegro mi stupirà, positivamente.


 
8 luglio, mercoledì – Kotor
 
Per raggiungere Kotor bisogna risalire tutto il fiordo, superare lo stretto canale di fronte alla cittadina di Perast, proseguire costeggiando la riva destra e infine fermarsi quando il mare finisce sulle banchine della città. Piccola deliziosa città Kotor, interamente racchiusa dalle mura veneziane, con le case addossate alla montagna e la Fortezza alle sue spalle, a proteggerla dai turchi sempre presenti alle sue porte. Si entra in città attraverso tre porte, la Porta del mare, la Porta del fiume e la Porta di Gurdic. Palazzi, chiese, stradine, piazze, ci si perde da un vicolo all’altro e ci si ferma, anche se non si vuole, davanti alle decine di negozi di souvenir o di artigianato, vero o fasullo che sia. E poi ci sono i gatti, tanti gatti. Kotor è la città dei gatti e li vedi dappertutto, stesi all’ombra accanto a una siepe, dentro un negozio che sonnecchiano in un angolo nascosto, alla finestra o ai balconi delle case. Sono gatti di tutti, e tutti se ne prendono cura. C’è persino un museo dei gatti, che come si può immaginare è una meta molto frequentata dai turisti. Ci siamo andati anche noi, a vedere tutto quello che gli umani hanno prodotto in nome di questo felino: libri, disegni, cartoline, monete, gioielli, c’è di tutto e di più, comprese una serie fantastica di copertine della Domenica del Corriere che raccontano di gesta eroiche compiute da gatti!
Fuori dalle mura, accanto al fiume Skurda, una vecchia carrozzabile, oggi poco più che un sentiero, permette di salire sulla montagna alle spalle della città, e con una lunga serie di tornanti arrivare in cima al monte, ben oltre le fortificazioni difensive. Sembra di essere su una strada di cava delle Apuane, non solo per il fondo di sassi squadrati, ma anche per le montagne di calcare grigio e compatto che ci fanno tornare in mente gli anni passati su e giù per quei monti alla ricerca di grotte.
 


 
10 luglio, Fuori dalle Bocche
 
Dopo due giorni passati a Kotor oggi lasciamo le Bocche e torniamo in mare aperto. Siamo diretti a Budva, ma prima faremo sosta a Dobra Luka, una baia a forma di cuore a metà strada fra qui e Budva. Lasciato l’ormeggio e superata la cittadina di Perast, un forte vento dritto in faccia ci rende difficile la navigazione. Siamo costretti a mettere dentro il genoa, e poco dopo anche la randa, che scuote violentemente il boma affaticando inutilmente l’attrezzatura. Non siamo i soli a combattere contro questo vento imprevisto e violento, e lentamente cerchiamo di guadagnare l’uscita dal fiordo. Scendiamo lungo costa, direzione sud-est, e ci fermiamo dopo una ventina di miglia in questa baia ben riparata, dove passeremo la notte. Il fondo sabbioso è l’ideale per l’àncora, che infatti fa presa subito al primo tentativo; l’acqua è trasparente, ma un po’ freddina, solo 23 gradi. Siria si tuffa lo stesso, però con il corpetto della muta, che fa la differenza! Io e Lella desistiamo, faremo il bagno domattina. Cala la notte e si alza il sipario su un cielo stellatissimo. L’aria si è fatta fresca, ed è meglio cenare sottocoperta stasera. 
 
11 luglio, Budva
 
Il rito del bagno mattutino, appena svegli e prima di bere il caffè, anche quest’anno è stato rispettato. L’acqua è ancora più fresca, solo 22°, e quindi la sveglia è stata assicurata! Sotto lo scafo si sono radunati decine di occhiate e castagnole, alla ricerca dell’ombra. Sopra invece sono arrivate le vespe, poche per fortuna, non tanto grandi e non tanto fastidiose da impedire la nostra colazione in pozzetto. Prima di lasciare questa baia facciamo un altro bagno, raggiungendo la costa e facendo un breve giro in acqua bassa, sperando di vedere altri pesci o altra vegetazione. Non è così, giusto qualche stella marina e tanti ricci, e poi tanta ma tanta plastica, bottiglie e tappi soprattutto. Sono i regali delle mareggiate, che riportano a terra tutte le schifezze che abbandoniamo in mare, o che lì finiscono portate dai fiumi.
Salpiamo l’ancora mentre attorno a noi la baia si riempie di barche, due caicchi turchi, due motoscafi con annesse moto d’acqua, un altro catamarano. Puntiamo la prua ancora a sud, verso Budva, altra importante città turistica del Montenegro, forse la più visitata del paese.
La baia di Budva è circondata da belle montagne, e il confine albanese è a poche decine di chilometri da qui, subito dopo la città di Ulcinj. Non so se ci andremo a Ulcinj, non ho ancora controllato le previsioni meteo ma siamo abbastanza orientati a puntare dritti verso la Grecia. Per stanotte abbiamo prenotato un posto in marina e ci fermeremo qui. Siria domattina sbarca e torna a casa. L’aspetta un lungo viaggio in pullman, ben 27 ore per arrivare a Firenze. E come sempre in ogni viaggio che si rispetti stasera andremo al ristorante, a salutare come si deve l’ultima giornata di crociera.



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